Mariela Castro intervistata da Mastrolilli

 

 

Gli Usa guardino a Francesco il dialogo con Cuba è possibile

 

10/04/2014  Paolo Mastrolilli “La Stampa”

«Papa Francesco sta dicendo cose molto interessanti, che favoriscono il dialogo mondiale, e potrebbero aiutare anche quello tra Cuba e Stati Uniti». Ha un peso, questa considerazione, perché viene da Mariela Castro, figlia del presidente Raúl, nipote di Fidel, e direttrice del Centro Nacional de Educación Sexual de Cuba. La incontriamo all’Onu, dove è venuta per una conferenza sui vent’anni dal vertice del Cairo sulla popolazione, e ci parla nel perfetto italiano che pratica col marito originario di Palermo.

A vent’anni da quell’incontro, cosa è cambiato e quali problemi devono ancora essere risolti?
«Si parla molto dei diritti delle donne: alcuni Paesi hanno realizzato gli obiettivi della conferenza, ma molti sono indietreggiati. Le donne continuano a guadagnare meno degli uomini, non hanno accesso alla salute riproduttiva, e la violenza è la loro prima causa di morte».

Anche la presenza ai vertici della politica resta scarsa.
«A Cuba ci stiamo lavorando, ma senza imporre quote. L’obiettivo è istruire e stimolare le donne, affinché possano partecipare. Nel mondo c’è molta resistenza, soprattutto quando si parla dei diritti degli omosessuali. Anche in Italia era stata scritta una buona legge contro l’omofobia, ma poi è stata stravolta al punto che gli stessi presentatori l’hanno abbandonata».

Anche Cuba su questi temi non era all’avanguardia.
«La rivoluzione riproduceva la cultura dominante dell’epoca, importata attraverso il colonialismo spagnolo, che era omofoba».

Suo padre e suo zio sono rimasti sorpresi, quando lei ha deciso di impegnarsi su questi temi?
«No, perché mia madre Vilma Espín ci aveva dedicato la sua vita. Ho solo continuato il suo lavoro».

Da quando suo padre è presidente, a Cuba sono in corso molte trasformazioni. Dove sta portando il Paese Raúl?
«Stiamo attualizzando la strategia economica, non per tornare al capitalismo, ma per fortificare il progetto sociale. Prima si applicava la dottrina statalista in maniera troppo restrittiva. Lo Stato resta responsabile di settori come la salute, l’istruzione, la cultura, la sicurezza sociale, ma nel campo economico era necessario aprirsi ad altre possibilità, come le imprese miste e straniere, le cooperative private. È un processo in cui stiamo imparando e creando».

Alcuni però sono esclusi, come i molti dissidenti detenuti.
«Nessuno è escluso, tranne piccoli gruppi mercenari, che prendono i 20 milioni di dollari messi a disposizione dagli Stati Uniti ogni anno per finanziare questa opposizione falsa».

Uno di loro, Oswaldo Payá, è morto in un incidente stradale che secondo la sua famiglia è stato in realtà un omicidio.
«È tutto chiaro. Payá stava viaggiando con due persone, uno svedese e uno spagnolo, venute a Cuba per fare un lavoro di sovversione illegale, pagando i gruppi di opposizione. Il guidatore dell’auto, Carromero, non sapeva condurla, al punto che in Spagna gli avevano tolto la patente, e ha ucciso i passeggeri».

Sareste pronti al dialogo diretto con gli Usa?
«Lo siamo sempre stati. Fidel lo offrì subito dopo il successo della rivoluzione, ma la risposta sono stati circa 600 tentativi di ucciderlo. Noi restiamo aperti, ma c’è una lobby politica che fa profitti con l’embargo e non vuole terminarlo».

L’elezione di un Papa sudamericano può favorire il dialogo?
«Certo. Non tanto perché è latino americano, ma perché sta dicendo cose importanti per il momento attuale. Sta favorendo il dialogo a livello mondiale».

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http://m.lastampa.it/2014/04/10/esteri/gli-usa-guardino-a-francesco-il-dialogo-con-cuba-possibile-U80z2iOJyiO4mX36ZKMuSN/pagina.html

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